Epatite A

Cos'è?

Con epatite A si intende un'infiammazione del fegato causata dal virus HAV (Hepatitis A Virus).

Tipicamente l'epatite A è un'infezione acuta, di breve durata, che non diventa mai cronica. In questo l'epatite A si differenzia dalle epatiti B e C, che invece possono sfociare in un'epatite cronica.

Come si trasmette?

Il virus dell'epatite A viene normalmente isolato nelle feci e nel sangue delle persone con infezione. L'acquisizione dell'infezione avviene tramite l'ingestione (anche di modeste quantità) di virus attraverso queste possibili modalità:

- Contatto individuo-individuo: il virus HAV può essere trasmesso tramite contatti sessuali con una persona infetta (rapporti penetrativi e non, soprattutto rimming) oppure tramite lo scambio di siringhe in soggetti tossicodipendenti per via endovenosa.

- Ingestione di alimenti o bevande contaminate: questa via di trasmissione è più frequente in aree dove l'epatite A è endemica, ovvero nei paesi in via di sviluppo, mentre è piuttosto rara nei paesi del primo mondo. Il virus contamina e può persistere in qualunque stadio della linea produttiva dell'alimento, includendo il raccolto, la processazione, il maneggiamento, la refrigerazione, e persino dopo la cottura.

In considerazione di quanto detto, esistono quindi dei gruppi di popolazione che sono a maggior rischio di acquisire tale infezione:

- viaggiatori internazionali;

- MSM;

- individui con tossicodipendenza attiva (endovenosa e non);

- individui con rischio occupazionale (es: netturbini, operatori in servizi di depurazione, etc.);

- individui senza fissa dimora.

Negli individui sintomatici, la disseminazione del virus inizia con la comparsa dei sintomi sino a 2 settimane dopo la conclusione degli stessi. Il virus viene trasmesso anche dagli individui che non sviluppano infezione sintomatica.

Quali sono i sintomi?

Una buona percentuale di individui venuto a contatto con il virus HAV non sviluppa sintomi. Tipicamente, i bambini hanno più frequentemente un decorso asintomatico rispetto alla popolazione adulta.

I sintomi, qualora manifesti, si presentano comunemente a distanza di 2-7 settimane dopo l'infezione. I sintomi tipici sono ittero cutaneo e sclerale, inappetenza, dolore allo stomaco, nausea e vomito, febbre, diarrea, urine e feci ipercromiche (piuttosto scure), stanchezza importante.

La durata dei sintomi è di 2-3 settimane, ma in alcuni individui i sintomi possono protrarsi per molti mesi. La guarigione è completa e non permangono danni a livello del fegato.

Nell' 1% degli individui l'epatite A assume un decorso fulminante determinando un quadro di insufficienza epatica con necessità di trapianto. Questo quadro interessa maggiormente i soggetti anziani con altre malattie concomitanti, e spesso con problematiche pre-esistenti a carico del fegato.

Diagnosi e trattamento

Da un punto di vista clinico, i sintomi di epatite acuta sono simili e non consentono una chiara distinzione del virus responsabile di infezione. Una diagnosi specifica viene eseguita tramite l'identificazione degli anticorpi specifici contro l'epatite A (Immunoglobuline M specifiche contro HAV) nel sangue.
L'immunità anticorpale consente una protezione nei confronti di possibili future reinfezioni (anticorpi proteggenti).
 

Non esiste specifico trattamento per l'epatite A. E' molto importante, per non danneggiare ulteriormente il fegato, evitare quanto più possibile l'utilizzo di farmaci, che devono quindi essere utilizzati in caso di sintomatologia severa (soprattutto evitare paracetamolo). Normalmente la gestione è domiciliare ed il ricovero ospedaliero è riservato unicamente ai casi particolarmente severi con insufficienza epatica.

Si possono avere rapporti se si ha l'epatite A?

In caso di infezione, sarebbe meglio evitare rapporti con partner(s). Anche l'utilizzo del preservativo, infatti, potrebbe essere non sufficiente ad impedire l'infezione.

Prevenzione

Come già detto, una buona percentuale di individui non sviluppa una malattia sintomatica, pertanto la determinazione della presenza di anticorpi proteggenti è fondamentale nelle popolazioni a maggior rischio di infezione.

Oltre all'applicazione di buone norme di prevenzione, quali il lavaggio delle mani, il mezzo più efficace per prevenire l'acquisizione del virus HAV è il vaccino.
Il numero delle dosi, ed il tempo che deve intercorrere tra una dose e l'altra, dipende dal tipo di vaccino che viene somministrato. 
Il vaccino più comune prevede la somministrazione di due dosi (a distanza di 6 mesi) per garantire il mantenimento di una protezione anticorpale a lungo termine (in media 5-7 anni).

Praticamente il 100% degli individui sottoposti a vaccinazione sviluppano gli anticorpi a livelli protettivi circa un mese dopo la prima dose di vaccino.